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La Quadreria

Al piano nobile del Palazzo l'esposizione dei dipinti si sviluppa per 10 sale tematiche, che accolgono  grandi tele di soggetto sacro provenienti da edifici religiosi soppressi in età  giuseppina e napoleonica e dipinti appartenuti a collezioni private donati, dopo la costituzione del Museo Civico, alla collettività . La galleria dei quadri offre un'ampia panoramica dei maggiori artisti attivi a Como dall'età  controriformata al XIX secolo. Nel salone attrezzato per conferenze sono collocate due grandi lunette provenienti da San Giovanni Pedemonte, la chiesa gotica dei domenicani arricchita in età  controriformata e barocca dalle cappelle delle più facoltose famiglie comasche, demolita nel 1810. La Caduta degli angeli ribelli di Pier Francesco Mazzucchelli detto Morazzone e il Trionfo dell'arcangelo Michele di Carlo Francesco Nuvolone furono eseguite in momenti diversi (1608/09 l'una e poco oltre la metà  degli anni Trenta del Seicento l'altra) per la cappella dedicata a San Michele, di patronato della nobile famiglia dei Gallio.

La sala (1.2), dedicata alla pittura morazzoniana,espone due tele provenienti dalla cappella di San Pietro Martire di San Giovanni Pedemonte, raffiguranti due miracoli compiuti dal Santo domenicano, Il miracolo dell'ostia consacrata (1629) di Cristoforo Caresana (1601 ca.-1629) e San Pietro sana un giovane (1629) di Giovanni Paolo Ghianda (1597 ca.-Como, 1637). La sala ospita anche il Martirio di San Marco (1640) dei fratelli Recchi, Giovanni Battista (1587-1668ca.) e Giovanni Paolo (1606-1686), pala d'altare della chiesa esterna delle monache agostiniane di San Marco in Borgovico.

 

Nella sala 1.3, dedicata alla pittura nel secondo Cinquecento, trovano spazio due tra le migliori opere del pittore milanese Giovan Pietro Gnocchi: Ester e Assuero  e Giuditta e Oloferne del 1599, provenienti dalla cappella della Madonna del Rosario della chiesa domenicana di San Giovanni Pedemonte.

La sala 1.4 riunisce cinque modelli lignei del Duomo di Como rinvenuti ad inizio Ottocento e i disegni di progetto della cupola (dalle prime proposte cinquecenteschi del Piotti a quelle di Andrea Biffi, Francesco Castelli, Carlo Fontana e Filippo Juvarra, e i disegni di modifica del Dogana e del Galliori). La sala conserva anche due vedute seicentesche della città di Como, una delle quali realizzata da Giovanni Domenico Caresana.

La sala 1.5 illustra  un modello di  committenza nobiliare destinata all'uso privato. I tre grandi quadri raffiguranti Sant'Elena in adorazione della vera croce, la Nascita del Battista e l'episodio evangelico del Sinite parvulos con sontuoso ritratto di famiglia, provengono dal palazzo Olginati, donato al Comune con tutti gli arredi dall'ultima discendente nel 1931.

La sala 1.6, dedicata al Barocco nel secondo Seicento tra Milano e Como, riunisce opere che condividono la medesima cronologia, l'identità  lombarda degli autori e la provenienza milanese-comasca. Le opere offrono uno spaccato indicativo della pittura barocca nella seconda metà del Seicento, vista attraverso le tipologie della grande pala d'altare di origine controriformistica, del più raro quadro di cronaca contemporanea e dal quadro da "stanza". Appartengono al secondo tipo il Conforto del condannato di Agostino Santagostino e la Benedizione del condannato di un anonimo artista lombardo attivo nel settimo decennio del XVII secolo, provenienti dalla demolita chiesa di San Giovanni Decollato alle Case Rotte di Milano, sede della confraternita detta "dei Bianchi" dedita all'assistenza dei condannati a morte.

Le due sale successive sono dedicate alla pittura di genere. La prima (sala 1.7) si colloca in ideale continuità  con la sala degli uomini illustri della collezione dell'umanista Paolo Giovio. E'dedicata infatti alla storia del ritratto, esemplificato da differenti tipologie in epoche comprese fra la metà  del Cinquecento e i primi decenni del Settecento. Dal cannocchiale visivo formato dall'infilata delle sale, è possibile scorgere lo splendido e impressionante Ritratto di Vespasiano Gonzaga Colonna, principe di Sabbioneta (1531-1591), all'età  di ventotto anni (1559) in armi da parata di ufficiale asburgico. Sulla stessa parete, a smorzare il tono sostenuto del ritratto in armi da parata, è esposto un Ritratto di gentiluomo con guanti, proveniente dalla collezione Galli di Rondineto, probabilmente un magistrato o comunque un personaggio della società  civile, assegnabile a un artista milanese attento alla lezione di Daniele Crespi in una "data intorno alla fine del primo quarto del Seicento" (A. Morandotti, 2006). E' a figura intera il seicentesco austero ritratto di Calidonia Giovio Della Porta con il figlio Nicolao.Firmato da Antonio Lucini e datato 1742 è il ritratto di Antonio Maria Parravicino.

La sala 1.8 documenta la fortuna della pittura di genere nell'Italia del Seicento, in particolare nell'ambito della natura morta e della battaglia. I dipinti esposti sono testimonianze del fenomeno del collezionismo a Como, una città  che ha avuto un ruolo importante in questo settore fin dal Cinquecento. Vi figurano due Vasi con composizioni floreali (1650-60) di Mario Nuzzi (1603-1673), detto Mario dei Fiori, un grande Trofeo di caccia entrato in Museo con l'attribuzione ad Angelo Maria Crivelli, detto il Crivellone, e due imponenti Battaglie di Antonio Calza (1653-1725).

Anche le tele della sala 1.9, eccettuato l'Angelo custode dell'artista valtellinese Pietro Ligari (1686 - 1752), documentano la ricchezza e la varietà  di orientamenti delle collezioni private comasche di età  moderna. Il legame con Roma, già  emerso con i due dipinti di Mario dei Fiori, prosegue con le prestigiose presenze di Giovanni Paolo Panini (1691/92-1765), autore della tela con la Consacrazione del Cardinale Giuseppe Pozzobonelli nella Basilica dei SS. Ambrogio e Carlo al Corso a Roma, pervenuta al Museo Civico nel 1955, e di Pompeo Batoni (1708- 1787), al quale si deve una  splendida versione del dio Vulcano. Arricchisce la sala un superbo Ritratto di gentildonna di Alessandro Magnasco, proveniente dalla collezione Visconti di Modrone.

Il percorso si chiude con la sala 1.10 dedicata alla pittura dell'Ottocento, illustrata attraverso il genere del ritratto e del paesaggio. Figurano i ritratti di Felicita Giovio, Flaminio de Orchi, e della coppia Galeazzo e Eugenia Cattaneo dipinta da Sigismondo Nappi. Il tema del paesaggio è esemplificato da quattro dipinti di Francesco Capiaghi (1831-1898).

Duecento dipinti della quadreria sono consultabili on line nella sezione “Beni Culturali” del portale “Lombardia Beni Culturali”